tradizione

Gianna greco e la cucina tradizionale

La signora Gianna nell'intervista con la redazione Fiori di carta ha iniziato il suo discorso con la storia della lievitatura. Nei diversi paesi del Sud Italia il lievito veniva chiamato in dialetto in diversi modi :" lievitura, nascituru, crescituru " e si utilizzava per fare il pane. Le nostre nonne preparavano  Il lievito madre con acqua farina e succo di pomodoro, mentre al nord agli elementi base si aggiungeva lo yogurt o il miele. Il procedimento era semplice ma richiedeva tanta pazienza perchè bisognava aggiungere ogni ora un pò di farina sino alla lievitazione.

Lu Scarfatu

Mettere a bagno la sera prima i ceci e fagioli. Cuocerli nella pignata colma d’acqua fredda “sutta lu fuecu”, cioè nel camino. Aggiungere acqua tiepida durante la cottura perché i legumi devono essere coperti. A metà cottura aggiungere sedano, pomodori, alloro, cipolla e sale. Contemporaneamente lavare gli zanguni (verdura di campagna) e lessarli a parte. Terminata la cottura si aggiunge la verdura ed infine “lu pane tuestu“ (il pane raffermo).

Si cuoce il tutto per 10 minuti e si serve nelle coppette di terracotta.

Intervista ai contadini

Il lavoro contadino è cambiato con il processo di industrializzazione, ma alcune tecniche non possono essere eseguite dalle macchine perché necessitano della manodopera dell’uomo: la “spuddrimatura” (potatura verde), e la “spollonatura”. Il signor Spagnolo e la signora Nestola hanno spiegato i vari cicli della cura della vite sino alla raccolta del prodotto: nella prima fase il contadino sfoltisce la pianta dalle foglie, tale procedimento si chiama spollonatura. In primavera inoltrata, dopo un lungo riposo della pianta, escono i grappoli.