Visita al Museo ebraico di Santa Maria al Bagno

Santa Maria al Bagno, frazione di Nardò, d'estate è un luogo di villeggiatura, d'inverno vi abitano soltanto poche famiglie. La spiaggia, anche se piccola, è ben riparata dai venti, specialmente dalla tramontana. La restante costa è frastagliata. Il mare è trasparente, con tutte le sfumature dell'azzurro, per non parlare, poi del colore che acquista, quando il sole si abbassa all'orizzonte; è di un fascino quasi irreale. La località non è soltanto conosciuta da tutti noi per la bellezza del suo territorio e il mare limpido, bensì per gli eventi accaduti alla fine della 2° guerra mondiale tra il 1944 e il 1947.  "Fiori di carta" ha studiato la storia degli ebrei e tutta la redazione è venuta a conoscenza, attraverso alcuni documenti, che il territorio di Santa Maria al Bagno era stato scelto nel 1944 dagli alleati inglesi e americani per ospitare un campo di accoglienza per profughi, in quanto vi erano molte case di villeggiatura, e quindi non indispensabili per i proprietari. Furono requisite. Il campo era conosciuto come  34 o con la denominazione di Santa Croce. L'obiettivo era quello di far confluire in un posto sicuro la massa di profughi ebrei che fuggivano dalla persecuzione nazista e che erano stati liberati dai campi di concentramento. Santa Maria al Bagno doveva essere un punto di passaggio prima di approdare nella "Terra Promessa": la Palestina. Ma la permanenza si rivelò più lunga delle attese. I nuovi arrivati erano taciturni e tristi, e non si riusciva ad immaginare il perchè. Lo si sarebbe scoperto solo in seguito, attraverso i loro racconti. C'erano molti soldati inglesi e americani. Tutto funzionava come in una città.  Ai profughi non mancava certo da mangiare e i beni di prima necessità forniti dall'U.N.R. R.A  (Organizzazione umanitaria delle Nazioni Unite). Con il tempo dalla diffidenza verso gli ebrei si passò all'amicizia, specialmente tra i giovani e si instaurò un clima di accoglienza e di solidarietà. Nel campo, la cui punta massima di ospiti , fu di oltre 4 mila unità , fu collocata la sinagoga, esisteva l'ospedale e il servizio postale. I ragazzi frequentavano la scuola elementare e  media a Santa Maria al Bagno e il liceo a Nardò. Nel campo furono celebrati 400 matrimonio in tre anni. Alcuni misti. Molti intrapresero un'attività lavorativa nel settore del commercio e dell'artigianato. Nel 1947 il campo fu chiuso. Molti ebrei lasciarono con dispiacere i loro amici italiani: andarono via, chi in America chi in Australia. La meta preferita era però "la Terra Promessa" dove era nato e vissuto il loro popolo. Nel 2009 a Santa Maria al Bagno, è stato inaugurato il museo della Shoah, dove sono conservati i Murales creati da alcuni ebrei durante la loro permanenza nelle case e che rappresentano la loro storia. Sono conservate anche foto e video che testimoniano la vita quotidiana degli ebrei nella località di Santa  Maria  al Bagno e l'amicizia con i residenti. Il museo è visitato anche da ex profughi e dai loro discendenti con la gratitudine per l'accoglienza  ricevuta dai neretini in quegli anni, accoglienza per la quale il Presidente Ciampi ha conferito la medaglia d'oro al valor civile alla città di Nardò. Il museo è stato visitato dalla redazione "Fiori di carta" l'11 giugno 2015 e attraverso il racconto di una guida abilitata ha rivissuto la storia, emozionandosi al pensiero di quello che è accaduto circa 70 anni fa su un territorio a noi vicino che d'ora in poi verrà visto con occhi diversi.