Editoriale di Leda Cesari

Dalla comodità dall'agio, dal benessere non è mai nato nulla, o quasi: di poetico, almeno. Citare Alda Merini in un contesto del genere, infatti, sarebbe fin troppo scontato. Cambiamo allora artista, e discutiamone: pensate forse che Van Gogh avrebbe dipinto i suoi celebri Girasoli, o la sua struggente Notte stellata, stando comodamente seduto dietro una scrivania da manager affermato, o dopo un giro a Montecarlo con la fiamma di turno, nella sua nuovissima Mercedes? Ed Edvard Munch avrebbe mai concepito l'angoscia esistenziale cristallizzata nel suo Grido (o Urlo, cambia poco) senza aver prima fatto i conti con il disagio in cui era immerso? E Pirandello sarebbe stato Pirandello, e i suoi personaggi patrimonio della letteratura mondiale, senza il dramma di una moglie rinchiusa in manicomio?

Perchè i fiori, come giustamente diceva De Andrè, nascono dal letame, non dai diamanti. E infatti i Fiori di Carta che ci occuperemo di seminare, innaffiare e far crescere d'ora in poi con questa piccola rivista, nella doppia versione on line e cartacea, hanno questa origine: sono il riassunto di esistenze spesso contrassegnate dalla cifra del dolore. Il dolore del disagio psichico. Il dolore di persone che per questo hanno una visione unica e spesso geniale dell'universo, uno sguardo nuovo, personale e originalissimo, sulla realtà. E dunque sempre qualcosa da insegnare, qualcosa da far notare a chi, ottusamente convinto del proprio equilibrio psicofisico e ottusamente sommerso dalla quotidianità, ha perso nello sguardo la dose di poesia necessaria per percepire la bellezza di un fiore, di un tramonto, di un attimo di eternità

 

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